Privacy Policy Covid-19 e DPCM 4 marzo 2020, cosa fare? - AlcaMed S.r.l.

Covid-19 e DPCM 4 marzo 2020, cosa fare?

I Coronavirus sono una vasta famiglia di virus noti per causare malattie che vanno dal comune raffreddore a malattie più gravi come la Sindrome respiratoria mediorientale (MERS) e la Sindrome respiratoria acuta grave (SARS).

Identificati negli anni ’60, il nome deriva dalla loro forma al microscopio, simile a una corona.

Sono noti per infettare l’uomo ed alcuni animali, bersagliando le cellule epiteliali del tratto respiratorio e gastrointestinale.

Il nuovo Coronavirus (nCoV) identificato per la prima volta a Wuhan in Cina nel Dicembre 2019 è un nuovo ceppo di coronavirus che non è stato precedentemente mai riscontrato nell’uomo.

Il virus SARS-CoV-2 – come designato dall’International Committee on Taxonomy of Viruses (ICTV) – è l’attuale virus causa dell’epidemia chiamata “Sindrome respiratoria acuta grave coronavirus 2”.

La malattia provocata dal nuovo Coronavirus è la “COVID-19” in cui “CO” sta per corona, “VI” per virus, “D” per disease e “19” indica l’anno in cui si è manifestata.

Per attrazione, anche lo stesso virus è ormai comunemente denominato COVID-19, a partire dalla stessa normativa d’urgenza adottata dal Governo e ormai convertita in legge (decreto-legge 6/2020), e così sarà denominato nel presente documento.

Al momento della redazione di questo articolo sul blog di AlcaMed srl, l’ICTV (International Committee on Taxonomy of Viruses) ha classificato il COVID-19 come appartenente alla famiglia dei Coronaviridae e quindi agli agenti biologici del gruppo 2 dell’Allegato XLVI del D.Lgs. 81/08.

medico del lavoro con caschetto e logo alcamed

Termini e Definizioni

Caso sospetto

Una persona con infezione respiratoria acuta (insorgenza improvvisa di almeno uno dei seguenti sintomi: febbre, tosse, dispnea) che ha richiesto o meno il ricovero in ospedale e nei 14 giorni precedenti l’insorgenza della sintomatologia, ha soddisfatto almeno una delle seguenti condizioni:

  • storia di viaggi o residenza in Cina o in altre zone colpite dal virus;
  • contatto stretto con un caso probabile o confermato di infezione da SARS-CoV-2;
  • ha lavorato o ha frequentato una struttura sanitaria dove sono stati ricoverati pazienti con infezione da SARS-CoV-2.

Caso probabile

Un caso sospetto il cui risultato del test per SARS-CoV-2 è dubbio o inconcludente utilizzando protocolli specifici di Real Time PCR per SARS-CoV-2 presso i Laboratori di Riferimento Regionali individuati o è positivo utilizzando un test pan-coronavirus.

Caso confermato

Un caso con una conferma di laboratorio effettuata presso il laboratorio di riferimento dell’Istituto Superiore di Sanità per infezione da SARS-CoV-2, indipendentemente dai segni e dai sintomi clinici.

Contatto stretto

  • Operatore sanitario o altra persona impiegata nell’assistenza di un caso sospetto o confermato di COVID-19
  • Personale di laboratorio addetto al trattamento di campioni di SARS-CoV-2
  • Essere stato a stretto contatto (faccia a faccia) o nello stesso ambiente chiuso con un caso sospetto o confermato di COVID-19
  • Vivere nella stessa casa di un caso sospetto o confermato di COVID-19
  • Aver viaggiato in aereo nella stessa fila o nelle due file antecedenti o successive di un caso sospetto o confermato di COVID-19, compagni di viaggio o persone addette all’assistenza, e membri dell’equipaggio addetti alla sezione dell’aereo dove il caso indice era seduto (qualora il caso indice abbia una sintomatologia grave od abbia effettuato spostamenti all’interno dell’aereo indicando una maggiore esposizione dei passeggeri, considerare come contatti stretti tutti i passeggeri seduti nella stessa sezione dell’aereo o in tutto l’aereo)

Responsabilità del Datore di Lavoro

L’obbligo per il Datore di lavoro di valutazione del rischio biologico ricorre qualora l’attività lavorativa comporti la possibile esposizione a un “agente biologico”, ossia qualsiasi microorganismo, anche se geneticamente modificato, coltura cellulare ed endoparassita umano che potrebbe provocare infezioni, allergie o intossicazioni” (v. artt. 266 e 267 D.Lgs. 81/2008).

Al momento della redazione del presente documento, come definito dall’ICTV (dall’International Committee on Taxonomy of Viruses) la classe di appartenenza del COVID-19 è la classe 2 degli agenti biologici secondo l’Allegato XLVI del D.Lgs. 81/08.

Sulla base di questa classificazione, quindi, possiamo analizzare come si deve comportare il Datore di Lavoro verso questo particolare agente biologico.

Ambienti di lavoro in cui l’esposizione all’agente biologico è di tipo generico, e pertanto non rientra nel rischio specifico.

(es.: ambienti industriali, civili, scuole, terziario, grande e piccola distribuzione, attività commerciali, della ristorazione, trasporti, etc.)

Questa sezione si applica a tutti gli agenti biologici (non dipende dalla classe di appartenenza) a cui i lavoratori sono esposti sul posto di lavoro come nella loro normale vita privata. Il rischio biologico del COVID-19 rientra in questa sezione: infatti non è legato direttamente all’attività lavorativa e ai rischi della mansione (salvo i casi specifici indicati nel paragrafo precedente) pertanto il Datore di Lavoro non deve aggiornare il DVR.

Il COVID-19 per questi ambiti lavorativi deve essere valutato come RISCHIO BIOLOGICO GENERICO: punto di vista del meccanismo di possibile contaminazione e di valutazione del rischio è analogo, ad esempio, al rischio influenzale. Di conseguenza la valutazione del rischio per l’agente biologico COVID-19 è genericamente connessa alla compresenza di esseri umani sul sito di lavoro.

Le procedure che il Datore di Lavoro, mediante il Servizio di Prevenzione e Protezione, in collaborazione con il Medico Competente, il R.S.P.P., il R.L.S. deve applicare sono, quindi, quelle di Prevenzione del Rischio Biologico Generico, adottando comportamenti basati sui contenuti normativi riportati nel DPCM 4 marzo 2020 e sulle indicazioni delle Circolari delle Regioni Emilia-Romagna prot. 2020/0055147/P del 3 marzo 2020 e Circolare Regione Veneto del 3 marzo 2020, nonchè sulla nota prot. n.7481 del 4 marzo 2020 del Dipartimento di Prevenzione UOC Prevenzione Sicurezza Luoghi di Lavoro dell’ASL ROMA 5.

Procedure Operative

il Datore di Lavoro rende disponibili ai propri dipendenti le procedure di carattere generale per la limitazione del contagio da “coronavirus” che l’Istituto Superiore di Sanità e il Ministero della Salute ha messo a disposizione sui propri siti rispetto ai corretti comportamenti da adottare e che qui per comodità si riproduce:

  • Lavarsi spesso le mani secondo procedura di seguito riportata;
  • Evitare il contatto ravvicinato con persone che soffrono di infezioni respiratorie acute e comunque evitare abbracci, strette di mano e contatti fisici diretti con ogni persona;
  • Non toccarsi occhi, naso e bocca con le mani;
  • Coprire bocca e naso se si starnutisce o tossisce;
  • Non prendere farmaci antivirali né antibiotici, a meno che siano prescritti dal medico;
  • Pulire le superfici con disinfettanti a base di cloro o alcol;
  • Usare la mascherina solo se si sospetta di essere malato o se si assistono persone malate;
  • I prodotti Made in China e i pacchi ricevuti dalla Cina non sono pericolosi;
  • Contattare il numero verde 1500 se si ha febbre o tosse e se si è di ritorno dalla Cina da meno di 14 giorni;
  • Gli animali da compagnia non diffondono il nuovo coronavirus
  • mantenere in ogni contatto sociale una distanza interpersonale di almeno un metro;
indicazioni su come lavare le mani

Procedure sul corretto lavaggio delle mani

Il lavaggio delle mani è una misura semplice ma fondamentale per la prevenzione e protezione dal rischio biologico. Le mani sono uno dei veicoli principali di trasferimento di patogeni da un campione all’operatore oppure da un operatore all’altro e/o all’ambiente.

Si rimanda ad altro articolo di questo blog dal titolo come lavare le mani.

Procedure per la sanificazione degli ambienti di lavoro

Le normali procedure di pulizia ed igiene degli ambienti di lavoro non sanitari debbono essere applicate senza ulteriori particolari specificità durante le normali attività lavorative.

Nel caso in cui il Datore di Lavoro venga informato dall’autorità sanitarie locali che un suo dipendente è stato ricoverato a seguito di infezione da COVID-19, dovrà applicare le misure di pulizia di seguito riportate.

A causa della possibile sopravvivenza del virus nell’ambiente per alcuni giorni, i luoghi e le aree potenzialmente contaminati devono essere sottoposti a completa pulizia con acqua e detergenti comuni prima di essere nuovamente utilizzati.

Per la sanificazione, si raccomanda l’uso di ipoclorito di sodio 0,1% dopo pulizia. Per le superfici che possono essere danneggiate dall’ipoclorito di sodio, utilizzare etanolo al 70% dopo pulizia con un detergente neutro.

Durante le operazioni di pulizia con prodotti chimici, assicurare la ventilazione degli ambienti.

Tutte le operazioni di pulizia devono essere condotte da personale che indossi DPI (filtrante respiratorio FFP2 o FFP3, protezione facciale, guanti monouso, camice monouso impermeabile a maniche lunghe).

Dopo l’uso, i DPI monouso vanno smaltiti come materiale potenzialmente infetto.

Vanno pulite con particolare attenzione tutte le superfici toccate di frequente, quali superfici di muri, porte e finestre, superfici dei servizi igienici e sanitari.

La biancheria, le tende e altri materiali di tessuto devono essere sottoposti a un ciclo di lavaggio con acqua calda a 90°C e detergente. Qualora non sia possibile il lavaggio a 90°C per le caratteristiche del tessuto, addizionare il ciclo di lavaggio con candeggina o prodotti a base di ipoclorito di sodio.

Di seguito si riporta una lista non omnicomprensiva delle superfici da sottoporre a trattamento:

Scrivanie Porte
Sedie Muri
Schermi Finestre
Tavoli Maniglie
Tastiere Telecomandi
Pulsantiere Interruttori
Telefoni Tutte le altre superfici esposte

Procedure di lavoro

Le procedure di seguito riportate recepiscono la Circolare del SSR Emilia Romagna del 03.03.2020 e quella della Regione Veneto del 03.03.2020 e sono da mettere in atto, in considerazione del contesto specifico e delle esigenze delle singole realtà produttive, anche se l’infezione da SARS-CoV-2 non si è ancora manifestata nelle aree geografiche in cui l’azienda è operativa:

  • Attuazione misure di distanziamento sociale, secondo il criterio di distanza “droplet” (almeno 1 metro di separazione tra i presenti);
  • Regolamentazione dell’accesso agli spazi destinati alla ristorazione (es. mense), allo svago o simili (es. aree relax, sala caffè, aree fumatori), programmando il numero di accessi contemporanei o dando disposizioni di rispettare il “criterio di distanza “droplet” (almeno 1 metro di separazione tra i presenti);
  • Adozione di home working ove possibile;
  • Evitare incontri collettivi in situazioni di affollamento in ambienti chiusi (es. congressi, convegni), privilegiando soluzioni di comunicazione a distanza;
  • Utilizzo delle risorse esterne, come i consulenti, preferibilmente in via telematica;
  • Posticipo di tutti i viaggi non strettamente indispensabili in Cina, per le trasferte in altre destinazioni, vista la situazione in continua evoluzione, consultare sempre il sito www.viaggiaresicuri.it dell’unità di crisi della Farnesina;
  • Mettere a disposizione dei lavoratori soluzioni idroalcoliche per il lavaggio delle mani;
  • Mettere nei bagni quantità sufficienti sempre disponibili di sapone liquido e salviette per asciugarsi;
  • Esporre nei bagni ed in corrispondenza dei dispenser le indicazioni ministeriali sul lavaggio delle mani (vd. capitolo dedicato nel presente documento).

Per i lavoratori addetti al contatto con il pubblico

  • Distanza dell’operatore di almeno 1 metro dal soggetto utente secondo il criterio di distanza “droplet”;
  • Pulizia ripetuta ed accurata delle superfici (vd. Capitolo dedicato nel presente documento);
  • Disponibilità di distributori per l’igiene delle mani contenenti gel alcolici con una concentrazione di alcol al 60-85%;
  • Adeguata diffusione di materiali informativi per l’igiene delle mani, l’igiene respiratoria ed il distanziamento sociale secondo il criterio di distanza “droplet”.

Scenari di lavoro

Lavoratore, anche asintomatico, che non rispettando il divieto di allontanamento da uno dei Comuni interessati dalle misure urgenti di contenimento del contagio si presenta al lavoro:

  • non adibire ad attività lavorativa; deve essere fornita e fatta indossare tempestivamente una mascherina chirurgica e deve essere data indicazione di tornare e rimanere a casa, dandone contestuale informazione alle autorità competenti.

Lavoratore con sintomatologia respiratoria, anche lieve, o lavoratore asintomatico che riferisce di essere stato nei 14 giorni precedenti a contatto stretto con un caso di COVID-19 che si presenta al lavoro:

(Per la definizione di “contatto stretto” si fa riferimento ai criteri applicabili riportati a pag. 3 del presente documento)

  • Non adibire ad attività lavorativa;
  • deve essere fornita e fatta indossare tempestivamente una mascherina chirurgica e deve essere data indicazione di tornare e rimanere a casa (evitando l’utilizzo di mezzi di trasporto pubblici) e di contattare il proprio Medico di Medicina Generale o il Servizio di Continuità Assistenziale, anche ai fini della certificazione dello stato di malattia; finché il soggetto permane all’interno dell’azienda, si deve assicurare che rimanga il più possibile lontano e isolato dagli altri soggetti presenti (lavoratori, visitatori).

Lavoratore che, inizialmente asintomatico, durante l’attività lavorativa sviluppa febbre e sintomi respiratori (tosse e difficoltà respiratoria):

  • gli addetti al primo soccorso aziendale, ad integrazione di quanto già stabilito nei piani di emergenza aziendali, dovranno indossare e far indossare al soggetto che ha manifestato i sintomi una mascherina chirurgica;
  • far allontanare dai locali eventuali altri lavoratori o utenti presenti e contattare il 118.

Lavoratore asintomatico durante l’attività lavorativa che successivamente sviluppa febbre e sintomi respiratori (tosse e difficoltà respiratoria):

  • non è previsto alcun adempimento a carico del Datore di lavoro (o suoi collaboratori), se non collaborare con l’azienda sanitaria territorialmente competente mettendo a disposizioni le informazioni in proprio possesso al fine della ricostruzione di eventuali contatti.

Lavoratore in procinto di recarsi all’estero in trasferta lavorativa:

  • disporre che il Servizio di Prevenzione e Protezione acquisisca le informazioni più aggiornate sulle aree di diffusione del SARS-CoV-2 disponibili attraverso i canali istituzionali (es. https://www.who.int/emergencies/diseases/novel-coronavirus-2019/situation-reports/ ) al fine di valutare, in collaborazione con il Medico Competente, il rischio associato alla trasferta prevista.
  • Inoltre, si ritiene importante che prima della partenza il lavoratore sia informato in merito alle disposizioni delle autorità sanitarie del paese di destinazione

Lavoratore in procinto di rientrare dall’estero da trasferta lavorativa:

  • disporre che il lavoratore rientrante in Italia da aree a rischio epidemiologico informi tempestivamente il Dipartimento di Prevenzione dell’azienda sanitaria territorialmente competente, per l’adozione di ogni misura necessaria, compresa la permanenza domiciliare fiduciaria con sorveglianza attiva.
  • Si precisa che il lavoratore che rientra al lavoro dopo un periodo di assenza per malattia non necessita di alcuna specifica certificazione, ad eccezione dei periodi superiori a 60 giorni continuativi, come già previsto dal decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81.

Dispositivi di Protezione Individuale

Per Dispositivi di Protezione Individuale, ai sensi dell’art. 74, comma 1, D.Lgs. 81/2008 e s.m.i., si intende “qualsiasi attrezzatura destinata ad essere indossata e tenuta dal lavoratore allo scopo di proteggerlo contro uno o più rischi suscettibili di minacciarne la sicurezza o la salute durante il lavoro, nonché ogni complemento o accessorio destinato a tale scopo”.

Tra i vari obblighi prescritti dall’art. 77 del D.Lgs. 81/2008 e s.m.i., il Datore di Lavoro, a seguito della valutazione dei rischi, deve individuare i rischi che non possono essere ridotti con altri mezzi e, in questo caso, deve individuare i DPI idonei a ridurli, tenendo in considerazione anche le eventuali fonti di rischio che i DPI stessi possono rappresentare per i lavoratori.

I lavoratori a loro volta, ai sensi degli artt. 20 e 78 del D.Lgs. 81/08 s.m.i., avranno l’obbligo di:

  • utilizzare correttamente i DPI, rispettando le istruzioni impartite dai preposti;
  • aver cura dei Dispositivi di Protezione Individuale (DPI) forniti;
  • non apportare modifiche ai DPI forniti;
  • segnalare immediatamente ai preposti qualsiasi difetto o inconveniente rilevato nei DPI messi a disposizione;
  • verificare prima di ogni utilizzo l’integrità e la funzionalità del DPI;
  • seguire le procedure aziendali per la riconsegna dei DPI al termine dell’utilizzo.

Per la protezione dal nuovo COVID-19 sono consigliati i facciali filtranti monouso FFP2 o FFP3 oppure semimaschere facciali con filtri FFP2 o, meglio, FFP3.

Come indicato dal Ministero della Salute le protezioni delle vie respiratorie vanno indossate:

  • Se hai sintomi di malattie respiratorie, come tosse e difficoltà respiratorie;
  • Se stai prestando assistenza a persone con sintomi di malattie respiratori;
  • Se sei un operatore sanitario e assisti persone con sintomi di malattie respiratorie.

L’UTILIZZO DI MASCHERINE E FILTRI FACCIALI NON È NECESSARIO PER LA POPOLAZIONE GENERALE IN ASSENZA DI SINTOMI DI MALATTIE RESPIRATORIE.

info grafica su quando va indossata la mascherina

Numeri di Telefono e siti Web utili

La Protezione Civile invita a recarsi nei pronto soccorso o nelle strutture sanitarie e a chiamare i numeri di emergenza soltanto se strettamente necessario.

Le Regioni hanno attivato numeri verdi dedicati alle popolazioni dei territori dove si sono verificati i casi di COVID-19 per rispondere alle richieste di informazioni e sulle misure urgenti per il contenimento del contagio.

Medici di famiglia e Pediatri di libera scelta, inoltre, invitano a non recarsi presso gli studi e gli ambulatori in caso di sintomi respiratori (raffreddore, tosse, febbre), ma a contattarli telefonicamente.

Contattare il 112 oppure il 118, non per informazioni, ma soltanto in caso di necessità.

E’ attivo il numero di pubblica utilità 1500 del Ministero della Salute.

Le Regioni hanno attivato numeri dedicati per rispondere alle richieste di informazioni e sulle misure urgenti per il contenimento e la gestione del contagio del nuovo coronavirus in Italia:

  • Basilicata: 800 99 66 88 
  • Calabria: 800 76 76 76
  • Campania: 800 90 96 99
  • Emilia-Romagna: 800 033 033
    • Piacenza 0523 317979 attivo dal lunedì al venerdì, dalle 8 alle 18 e il sabato dalle 8 alle 13
  • Friuli-Venezia Giulia: 800 500 300
  • Lazio: 800 11 88 00
  • Lombardia: 800 89 45 45
  • Marche: 800 93 66 77
  • Piemonte:
    • 800 19 20 20 attivo 24 ore su 24
    • 800 333 444 attivo dal lunedì al venerdì, dalle ore 8 alle 20
  • Provincia autonoma di Trento: 800 867 388
  • Provincia autonoma di Bolzano: 800 751 751
  • Puglia: 800 713 931
  • Sicilia: 800 45 87 87
  • Toscana: 800 55 60 60
  • Umbria: 800 63 63 63
  • Val d’Aosta: 800 122 121
  • Veneto: 800 462 340
  • Abruzzo
    • ASL n. 1 L’Aquila:118
    • ASL n. 2 Chieti-Lanciano-Vasto: 800 860 146
    • ASL n. 3 Pescara: 118 
    • ASL n. 4 Teramo: 800 090 147
  •  Liguria : numero di emergenza coronavirus 112
  • Molise 0874 313000 e 0874 409000   
  • Sardegna 333 61 44 123

Per maggiori informazioni in merito, il Ministero della Salute ha realizzato un sito dedicato: www.salute.gov.it/nuovocoronavirus e attivato il numero di pubblica utilità 1500.

Puoi trovare altre informazioni sul sito dell’Istituto superiore di sanità Epicentro.

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